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Il Pantheon: il nome di Agrippa sull'edificio di Adriano
L'iscrizione dice che lo costruì Agrippa. I mattoni dicono Adriano. Perché il Pantheon è ancora in piedi, cosa fa la pioggia dentro e la perla della Venere.

Fermatevi nella piazza e leggete l’iscrizione sul frontone: M·AGRIPPA·L·F·COS·TERTIVM·FECIT. “Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta, lo fece.” È una delle righe più famose di Roma, e non è vera. O meglio: lo è stata una volta, per un altro edificio.
I mattoni lo tradiscono
Agrippa, il braccio destro di Augusto, un Pantheon qui lo costruì davvero, intorno al 25 a.C. Bruciò nel grande incendio dell’80 d.C., fu ricostruito e bruciò di nuovo dopo un fulmine. Quello che vedete oggi fu rifatto da zero sotto l’imperatore Adriano, tra il 118 e il 125 circa.
Come lo sappiamo? Nel 1892 un architetto francese, Georges Chedanne, studiò i bolli dei mattoni. I fornaciai romani marchiavano i mattoni con i nomi dei consoli dell’anno, e tutti i bolli del Pantheon puntano agli anni 120. Adriano aveva un’abitudine che i romani trovavano strana: non metteva quasi mai il proprio nome sugli edifici che pagava. Così rimise quello dell’uomo che aveva costruito il primo. Alcuni storici pensano che la cupola l’abbia disegnata lui: era un architetto dilettante appassionato, e questo è l’edificio in cui la passione convince di più.
La cupola
La cupola è larga 43,3 metri ed è alta esattamente quanto è larga: dentro ci starebbe una sfera perfetta. Diciannove secoli dopo è ancora la cupola in calcestruzzo non armato più grande del mondo. I romani la alleggerirono man mano che saliva, mescolando pomice nel calcestruzzo verso la cima e scavando i cinque anelli di cassettoni. Il foro in alto, l’oculo, è largo circa nove metri ed è aperto al cielo. Sì, la pioggia entra. Il pavimento è leggermente convesso e ha piccoli fori di scolo, così l’acqua se ne va come ai tempi di Adriano. La domenica di Pentecoste i vigili del fuoco salgono sul tetto e fanno cadere dal foro migliaia di petali di rosa rossi.
Perché è ancora qui
Quasi tutti i templi romani sono stati usati come cave di pietra. Questo fu consegnato al papa nel 608 dall’imperatore bizantino Foca, che aveva poco altro da offrire, e consacrato come chiesa di Santa Maria ad Martyres. Le chiese non si demolivano. Tutto il segreto è qui. Al bronzo è andata peggio: negli anni Venti del Seicento papa Urbano VIII Barberini fece fondere le travi di bronzo del soffitto del portico per farne cannoni a Castel Sant’Angelo, e i romani risposero con una delle battute migliori della città: quello che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini.
Tre cose da cercare
- I buchi nelle colonne. Per secoli il portico fu stipato di bancarelle di pollivendoli, e i venditori piantavano i pali delle tende direttamente nel granito. I buchi sono ancora lì, più o meno all’altezza della testa. Le bancarelle furono tolte nel Quattrocento; il mercato del pesce restò nella piazza fino al 1847.
- La tomba di Raffaello. Il pittore chiese di essere sepolto qui e lo fu, nel 1520, a 37 anni. L’epitaffio, del cardinale Bembo, dice che finché visse la Natura temette di essere vinta, e quando morì temette di morire con lui.
- La perla di Cleopatra. Plinio il Vecchio racconta che Cleopatra, per vincere una scommessa con Marco Antonio, sciolse nell’aceto una delle sue due enormi perle e la bevve. Quella rimasta fu poi tagliata in due e appesa alle orecchie della statua di Venere nel Pantheon di Agrippa. La statua non c’è più. La storia da sola vale il biglietto.
Buono a sapersi
- Dal 2023 per entrare serve un biglietto (5 € l’ultima volta che abbiamo controllato, gratis sotto i 18 anni). L’esterno è libero, e la piazza dà il meglio prima delle 9 del mattino.
- Il nostro tour in golf cart si ferma davanti al Pantheon; il tour in Model T ci passa accanto. Entrare è una visita di 20 minuti che potete aggiungere prima o dopo il tour.
- Dietro il Pantheon, in piazza della Minerva, il piccolo elefante del Bernini porta un obelisco sulla schiena. I romani lo chiamano il Pulcino.

Dal golf cart
Passateci davanti con noi
Questo luogo è sul percorso di questi tour: una sosta, una foto e la storia raccontata dal vostro autista.




