Luoghi · 3 min di lettura
Dove morì davvero Cesare: Largo di Torre Argentina e i suoi gatti
Cesare non fu pugnalato nel Foro. Morì in una sala di teatro che oggi è una piazza piena di gatti, e fu bruciato dove i romani lasciano ancora fiori.

Chiedete a chiunque dove fu ucciso Giulio Cesare e vi dirà nel Foro, sui gradini del Senato, con Bruto. Ce l’ha messo Shakespeare. Roma no. Alle idi di marzo del 44 a.C. il Senato si riuniva da un’altra parte, e quell’altra parte oggi è una piazza ribassata con una fermata del tram e una colonia di gatti.
Un teatro, non una curia
Quell’anno la sede del Senato nel Foro era in ricostruzione, così i senatori si riunivano in una sala annessa al Teatro di Pompeo, il primo teatro in pietra di Roma, che sorgeva dove oggi c’è Campo de’ Fiori. La sala era la Curia di Pompeo. Cesare arrivò in ritardo, si sedette e fu circondato da una sessantina di uomini con i pugnali sotto la toga. Fu colpito ventitré volte e cadde ai piedi di una statua di Pompeo, il suo vecchio rivale. Bruto era tra i coltelli; il “Anche tu, Bruto?” è di Shakespeare.
Augusto fece poi murare la sala e la dichiarò luogo maledetto, e col tempo le fu costruita addosso una latrina pubblica. Roma ha il suo senso dell’umorismo.
Quattro templi e una torre
Quello che vedete dal marciapiede di Largo di Torre Argentina è il retro di quel complesso. Nel 1926 un intero isolato di case fu abbattuto per allargare le strade, e sotto comparvero quattro templi della Repubblica, più vecchi di Cesare, su una piattaforma di travertino quattro metri sotto la città moderna. Quello rotondo, con il suo anello di tronconi di colonna, è il più facile da riconoscere. I resti della Curia di Pompeo stanno dietro i templi, sul lato ovest: un muro di blocchi di tufo grigio e la base dove stava la statua. Dal 2023 si può scendere e camminarci in mezzo su passerelle rialzate.
Il nome non c’entra niente con il Paese. Intorno al 1500 Johannes Burckardt, il cerimoniere tedesco del papa Borgia, si costruì qui un palazzo con una torre e lo chiamò come la sua città, Strasburgo, che in latino si diceva Argentoratum. La torre non c’è più; il nome è rimasto.
I gatti
Le rovine appartengono ai gatti dai tempi degli scavi. Dagli anni Novanta dei volontari gestiscono un rifugio tra i templi, all’angolo di via Florida; gli animali vengono sterilizzati, nutriti e, se qualcuno li vuole, adottati. In una mattina di sole ne conterete venti o trenta addormentati sulle basi delle colonne, che è più o meno quello che facevano i senatori quando entrò Cesare.
I fiori nel Foro
Il corpo di Cesare fu portato nel Foro e bruciato su una pira improvvisata davanti alla folla, dopo che il discorso di Marco Antonio aveva trasformato lo sgomento in furia. Poco dopo sul posto fu alzato un altare, e Augusto ci costruì sopra il tempio del Divo Giulio. Ne resta un basso cumulo di calcestruzzo sotto una piccola tettoia, davanti al tempio di Castore e Polluce. Ogni giorno qualcuno ci lascia dei fiori. Il 15 marzo sono mucchi.
Buono a sapersi
- Largo di Torre Argentina è un crocevia del centro storico; sia il nostro tour in golf cart sia il tour in Model T ci passano, e dal golf cart si guarda dritto giù nei templi.
- Scendere sulle passerelle tra le rovine costa un biglietto; la vista dal marciapiede è gratis e quasi altrettanto bella.
- L’altare di Cesare sta dentro il Foro Romano, che richiede il biglietto. I nostri tour vedono il Foro da via dei Fori Imperiali, da dove si riconoscono le tre colonne del tempio di Castore e, dietro, il Palatino.

Dal golf cart
Passateci davanti con noi
Questo luogo è sul percorso di questi tour: una sosta, una foto e la storia raccontata dal vostro autista.




